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 MARCHIO LA MORGIA

 

Il 1° gennaio 2023 è entrata in vigore la normativa sull’etichettatura ambientale degli imballaggi (D.Lvo 116/2020).Da questa data non è più possibile immettere in commercio imballaggi privi dei nuovi requisiti. Invece, quelli già immessi in commercio, o provvisti di etichettatura alla data del 1° gennaio 2023, possono essere commercializzati fino a esaurimento delle scorte, purché ne sia dimostrata l’antecedenza all’entrata in vigore.

L'etichetta ambientale è prevista dall'articolo 219, comma 5, Dlgs 152/2006 (“Testo Unico Ambientale”) e la sua mancata osservanza è colpita con la sanzione amministrativa pecuniaria, prevista dall'articolo 261, co. 3 del medesimo Testo. 

Il citato articolo 219, co.5, nel suo testo attualmente vigente, prevede che: “Tutti gli imballaggi devono essere opportunamente etichettati secondo le modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità  alle  determinazioni  adottate   dalla   Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta,  il  riutilizzo,  il recupero ed il riciclaggio degli imballaggi,  nonché  per  dare  una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali  degli imballaggi. I produttori hanno, altresì, l’obbligo di indicare, ai fini della identificazione e  classificazione  dell’imballaggio,  la natura dei materiali di  imballaggio  utilizzati,  sulla  base  della decisione 97/129/CE della Commissione”.

Sul punto un concreto supporto alle imprese è stato fornito direttamente dal Ministero della Transizione Ecologica, prima con la Circolare del 17.5.2021 e poi con le tanto attese “Linee Guida sull’etichettatura degli imballaggi”, adottate con D.M. n.114 del 16 marzo 2022(che sostanzialmente hanno ripreso i contenuti delle Linee Guida proposte dal CONAI). 

Ai sensi del D.Lvo 116/2020 (che ha recepito le precedenti direttive sui rifiuti) su tutti gli imballaggi (primari, secondari e terziari) immessi nel consumo in Italia i produttori devono indicare la codifica alfanumerica prevista dalla decisione 97/129/Ce (es. Alu 41 per l'alluminio). 

Le informazioni minime obbligatorieda riportare sulla nuova etichetta sono: 

-l’identificazione specifica del/i materiale/i di imballaggio: innanzitutto, ai sensi del 2° periodo del comma 5, per tutti gli imballaggi, inclusi quelli destinati a canali professionali, deve essere indicata la natura dei materiali di imballaggio, utilizzando i codici identificativi previsti dalla Decisione della Commissione europea 97/129/CE che indica, per ciascuna componente separabile manualmente dell’imballaggio, il materiale da cui è composto. Si considera separabile manualmente una componente che l’utente può separare completamente dal corpo principale (salvo eventuali residui irrisori di materiale che possono restare adesi dopo la separazione), con il solo utilizzo delle mani e senza dover ricorrere a ulteriori strumenti e utensili (e senza rischi per la sua salute ed incolumità). 

-la destinazione finale degli imballaggi: le informazioni sulle destinazioni finali degli imballi (ossia quelle che comunicano il corretto smaltimento dell’imballaggio a fine vita) si applicano agli imballaggi offerti al consumatore finale, in vendita o anche a titolo gratuito. 

Sono invece esclusi gli imballaggi destinati al canale commerciale/industriale (cd. B2B). 

Se differenziata o indifferenziata e, nel caso si tratti si raccolta differenziata, l’indicazione del materiale di riferimento (carta o plastica o vetro o metallo ecc.). È bene ricordare che la raccolta differenziata è gestita localmente dai Comuni, pertanto le indicazioni potrebbero cambiare da Comune a Comune. A tal proposito è utile inserire una formula del tipo: “Raccolta differenziata. Verifica le disposizioni del tuo Comune”.

Nel caso di incertezza sulla destinazione della merce (es. shampoo per parrucchieri, e-commerce) è possibile inserire nell’etichetta ambientale entrambe le informazioni.

È possibile inserire anche altre informazioni sull’etichetta ambientale, queste sono informazioni facoltative che il produttore o l’utilizzatore pone sull’imballaggio e che hanno il compito di sostenere il consumatore finale nello svolgimento per una raccolta differenziata di qualità.

L’articolo 219, comma 5, non disciplina dettagliatamente le modalità con cui le informazioni obbligatorie debbano essere indicate. La richiamata disposizione fa, tuttavia, riferimento alla necessità che gli imballaggi siano “opportunamente etichettati”. 

Come regola generale, le indicazioni vanno riportate in una delle seguenti forme:

a) su ogni singola componente separabile manualmente (tappo, nastro, pellicola…..);

b) se non possibile,sul corpo principale dell’imballaggio (bottiglia, scatola, vassoio….);

c) se non possibile,sull’imballaggio esterno di presentazione o su altro supporto che rende più facilmente leggibile l’informazione da parte del consumatore finale (es. etichetta esterna, bugiardino, libretto istruzioni).

Fermo quanto sopra, il MITE, con la Circolare del 17.5.2021, ha comunque dichiarato di considerare idonee – al fine di adempiere agli obblighi dell’articolo 219, co. 5 – anche ulteriori modalità di espressione semplificate, riassumibili come segue:

-       per gli imballaggi neutri (privi di grafica o stampa) e per gli imballaggi terziari da trasporto, le informazioni possono figurare sui documenti di trasporto che accompagnano la merce o su altri supporti esterni, anche digitali;

-       per i “preincarti”, intesi quali imballi a peso variabile utilizzati nella distribuzione (normalmente al banco del fresco), le informazioni possono essere riportate mediante schede informative rese disponibili nel punto vendita, oppure attraverso i siti internet con schede standard predefinite;

-       per i beni preconfezionati di origine estera, per gli imballaggi di piccola dimensione o con spazi stampati limitati e per gli imballaggi con etichettatura multilingua, viene consentito il ricorso a strumenti digitali;

-       infine, in relazione a ogni imballaggio si riferisce che “al fine di adempiere all’obbligo informativo … è consentito privilegiare strumenti di digitalizzazione delle informazioni (es. APP, QR code, siti internet)”.

Chi si occupa della grafica e della forma dell’etichettatura ambientale ha libertà di scelta sullo stile grafico, sulla forma e sui colori dell’etichettatura ambientale. L’etichettatura deve però essere chiara e leggibile. Sulla grandezza minima dei caratteri è opportuno fare riferimento a quanto previsto dall’art. 13 del Reg. UE 1169/2011, il carattere minuscolo del font scelto deve avere un’altezza pari o superiore a 0,9 mm oppure 1,2 mm. 

L’articolo 219, comma 5 rimane piuttosto vago nell’identificazione dei soggetti tenuti al rispetto degli obblighi di etichettatura, limitandosi a stabilire, nel suo 2 comma, che “i produttori hanno … l’obbligo di indicare … la natura dei materiali di imballaggio utilizzati…”. 

Con il termine “produttori” si identificano i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio.

In capo al produttore dell’imballaggio ricade l’onere di trasmettere all’interno della filiera l’informazione relativa all’identificazione dei materiali di imballaggio.

Il MITE ha chiarito che tale obbligo è posto a carico sia del produttore che dell’utilizzatore: occorre quindi che vengano stipulati specifici accordi tra le parti e che, nel caso sia l’utilizzatore ad apporre l’etichetta, il produttore si impegni comunque a fornire tutte le informazioni necessarie per una corretta etichettatura.

La portata della norma viene comunque chiarita dalla relativa disposizione sanzionatoria, contenuta nell’articolo 261, comma 3 del D.Lgs. 152/06 (TUA). Quest’ultima stabilisce infatti una sanzione amministrativa pecuniaria, da € 5.200 a € 40.000 (per etichetta assente o non conforme) a carico di “chiunque immetta nel mercato interno imballaggi privi dei requisiti di cui all'articolo 219, comma 5”, in una logica di responsabilità condivisa fra utilizzatore e produttore dell’imballaggio.

Se ne deduce, pertanto, che la responsabilità per la fornitura delle indicazioni ambientali viene posta a carico non solo dei produttori di imballaggi ma, più in generale, di tutte le imprese che “immettono sul mercato imballaggi”, compresi coloro che li utilizzino per il confezionamento delle proprie merci (come precisato anche dalla Circolare MITE del 17 maggio 2021).

Pertanto, ogni figura coinvolta nella “filiera agroalimentare” – potenzialmente, persino il mero commerciante di prodotti già preimballati – dovrà verificare ed assicurare la presenza delle informazioni. 

Da ultimo è opportuno precisare che gli obblighi di etichettatura interessano esclusivamente gli imballaggi immessi sul mercato italiano; mentre gli imballaggi per le esportazioni non sottostanno alla legge nazionale dell’etichettatura ambientale. Restano quindi esclusi gli imballaggi commercializzati in altri Paesi dell’Unione europea o in Stati terzi.

Attendiamo pazientemente, a questo punto, il prossimo anno per dare un giudizio definitivo sull’etichettatura ambientale. 

LO STUDIO

Lo studio nasce a Lanciano nel 1987 dall’iniziativa dell’Avv. Camillo La Morgia ed oggi riunisce professionisti con differenti background e competenze consolidate in una varietà di settori del diritto.

Le metodologie di lavoro adottate dallo Studio si caratterizzano per un approccio fortemente focalizzato su specifiche aree di attività che consente di fornire assistenza e consulenza legale.

La capacità organizzativa e il livello di esperienze consentono allo Studio di gestire anche operazioni complesse, garantendo sempre un lavoro accurato e un saldo rapporto fiduciario tra il singolo professionista e il cliente.

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