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 MARCHIO LA MORGIA

 

Il Decreto Legislativo 8 novembre 2021 n. 198, ha previsto nuove norme per la cessione di prodotti agricoli ed alimentari, al fine di adeguare la normativa nazionale a quella della direttiva UE in materia di pratiche commerciali sleali. 

Le nuove disposizioni prevedono per la cessione di prodotti agricoli e alimentari l’obbligo di stipulare un contratto in forma scritta e dettagliano le pratiche commerciali considerate sleali, stabilendo una nuova disciplina sanzionatoria. 

E’ opportuno precisare che, la normativa si applica ad una categoria estesa di prodotti (agricoli, trasformati, alimentari, mangimi, sementi, ecc.) ed a tutte le cessioni professionali che coinvolgono una persona fisica o giuridica che vende prodotti (quindi non solamente i produttori agricoli), indipendentemente dal fatturato di fornitore e acquirente, ma non si applica ai rapporti con i consumatori, quando consegna e pagamento siano contestuali ed ai conferimenti di prodotti da parte di imprenditori agricoli e ittici a cooperative e organizzazioni di produttori di cui essi sono soci.

I contratti dei prodotti in questione dovranno necessariamente rispettare il requisito della forma scritta ed essere stipulati prima della consegna della merce e dovranno inoltre essere informati ai principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle prestazioni.

Si prevede che possano essere stipulati “accordi quadro” con cui le parti potranno disciplinare più cessioni di prodotti, regolamentando le condizioni di compravendita, le caratteristiche dei prodotti, il listino prezzi, le prestazioni di servizi e le loro eventuali rideterminazioni. In tal modo, le singole forniture potranno essere regolate da documenti di trasporto o di consegna, fatture, ordini di acquisto con i quali l’acquirente commissiona la consegna dei prodotti. 

Gli elementi necessari che il contratto dovrà contenere sono: (i) durata del contratto; (ii) quantità e caratteristiche del prodotto venduto; (iii) prezzo; (iv) modalità di consegna e di pagamento del prodotto venduto.

Le pratiche sleali previste e sanzionate dalla sopra menzionata normativa sono: (i) imporre, direttamente o indirettamente condizioni di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, nonché condizioni extracontrattuali e retroattive; (ii) applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti; (iii) subordinare la conclusione, l’esecuzione dei contratti e la continuità e regolarità delle medesime relazioni commerciali all’esecuzione di prestazioni da parte dei contraenti che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto degli uni e delle altre; (iv) conseguire indebite prestazioni unilaterali, non giustificate dalla natura o dal contenuto delle relazioni commerciali; (v) adottare ogni ulteriore condotta commerciale sleale che risulti tale anche tenendo conto del complesso delle relazioni commerciali che caratterizzano le condizioni di approvvigionamento.

Il Decreto attuativo specifica che rientrano nella definizione di “condotte commerciali sleali” anche il mancato rispetto dei “principi di buone prassi” e le pratiche sleali identificate dalla Commissione Europea e allegate allo stesso decreto.
Il comma 2, art. 4, del citato Decreto Ministeriale, a commento delle condotte sleali elencate dal comma 2, art. 62, del D.L. n. 1/2012, stabilisce che fanno parte delle condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose anche le seguenti pratiche: (i) imporre servizi e/o prestazioni accessorie “senza alcuna connessione oggettiva, diretta e logica con la cessione del prodotto oggetto del contratto”; (ii) escludere l’applicazione di interessi di mora o il risarcimento delle spese di recupero crediti; (iii) determinare prezzi “sotto costo” alle cessioni effettuate dagli imprenditori agricoli; (iv) imporre al venditore, successivamente alla consegna del prodotto, un termine minimo prima di poter emettere la fattura, fatto salvo “il caso di consegna dei prodotti in più quote nello stesso mese, nel qual caso la fattura potrà essere emessa solo successivamente all’ultima consegna del mese”.

Non solo, il decreto legislativo in esame prevede anche aspre sanzioni in caso di mancato rispetto delle suddette norme, così come prevede un rigido termine (differente per i prodotti alimentari deteriorabili) per i pagamenti delle merci, oltre i quali si applica il tasso di mora.

LO STUDIO

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