News

 MARCHIO LA MORGIA

 

Tale principio è stato affermato nuovamente dalla Corte di Cassazione, III Sezione Penale, con la sentenza n. 38882 del 2018.

La vicenda, ovviamente, trae origine dall’installazione di telecamere utilizzate per controllare l’operato dei dipendenti di un'attività.

In seguito a controlli, al datore di lavoro veniva contestata la violazione dell’art. 4 previsto dalla Legge n. 300/1970. L’imputato si difendeva nei primi due gradi di giudizio affermando di aver installato le telecamere per tutelare il patrimonio aziendale e di aver ottenuto il previo consenso scritto dei dipendenti all’installazione delle telecamere in questione.

La Suprema Corte, alla luce di un suo precedente orientamento, ha confermato la sentenza di condanna della Corte d'Appello, stabilendo che tale consenso non è sufficiente ad escludere la violazione della citata normativa, ma è necessario, in caso di installazione di apparecchiature di videosorveglianza, il preventivo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o un provvedimento autorizzativo da parte della Direzione Territoriale del Lavoro (oggi Ispettorato Territoriale del Lavoro), come prescritto dall'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

La ratio della norma risiede nel fatto che solo le rappresentanze sindacali o l’Ispettorato del Lavoro possono garantire l’esistenza effettiva delle esigenze aziendali.

L’Avv. Mario La Morgia, legale di APACONSUM, associazione a tutela del consumatore creata ed istituita da Casartigiani Provincia di Chieti a Lanciano, racconta gli ultimi sviluppi della giurisprudenza in materia di codice del consumo.

Accade sempre più spesso che i Comuni, per la realizzazione di opere pubbliche, commissionino lavori subordinando il pagamento dell’appaltatore all’erogazione del finanziamento da parte della Regione.

 

Ciò comporta che, nella grande maggioranza dei casi gli appaltatori, dinanzi al mancato pagamento delle opere realizzate e alla richiesta di quanto ad essi spettante, si vedano opporre dai Comuni committenti l'omesso versamento del finanziamento da parte dell'Ente erogatore.

Orbene, che fare? Chi è il responsabile?

Sul punto è intervenuta una recente pronuncia della Corte di Cassazione, ordinanza n. 21180 del 24 agosto 2018.

Il caso trae origine da una sentenza del Tribunale di Bari che condannava il Comune a pagare i lavori eseguiti da un’impresa appaltatrice, nonostante il Comune avesse eccepito che il pagamento doveva avvenire solo in seguito all’erogazione del finanziamento da parte della Regione.

La Corte d’Appello confermava la sentenza di primo grado e la parte soccombente proponeva ricorso per Cassazione.

Con l’ordinanza sopra citata, la Suprema Corte stabilisce che secondo i principi generali posti dall’art. 1218 c.c., il debitore è responsabile per solo fatto dell’inadempimento, salva la prova dell’impossibilità della prestazione o, almeno, la dimostrazione che la medesima non possa essergli imputata. In particolare, non basta eccepire che la prestazione non possa eseguirsi per fatto del terzo ma occorre dimostrare l’assenza di colpa con l’uso della diligenza spiegata per rimuovere l’ostacolo frapposto da altri all’esatto adempimento.

Continua la Corte, in tema di responsabilità da ritardo del committente (nella specie: il Comune) nei pagamenti degli acconti e del saldo quale corrispettivo delle opere eseguite nell’ambito di rapporto di appalto pubblico, in favore dell’appaltatore, causato dal ritardo nell’erogazione del finanziamento da parte di altro ente pubblico (nella specie: la Regione) non può essere esclusa la responsabilità del debitore per il ritardato pagamento in quanto i fatti, in apparenza ascrivibili (a monte) al soggetto terzo-finanziatore, restano imputabili al committente-debitore in mancanza di una convenzione ulteriore, con la quale l’ente finanziatore garantisca al committente la tempestiva erogazione del finanziamento.

Pertanto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso.

Con la sentenza n. 3070/2018, il T.A.R. Compania, in materia di ammissibilità del beneficio del soccorso istruttorio in caso di mancata indicazione dei costi per la manodopera, ha osservato che l'offerta economica non è integrabile mediante il soccorso istruttorio, affermando il seguente principio: “Il Collegio condivide l’ormai diffuso e prevalente orientamento giurisprudenziale (cfr. per tutte Consiglio di Stato, Sez. V, 7 febbraio 2018 n. 815; TAR Campania Napoli, Sez. III, 3 maggio 2017 n. 2358) che, sull’analoga questione della quantificazione degli oneri di sicurezza aziendali, ha reputato non più percorribile l’integrazione dell’offerta economica tramite soccorso istruttorio, alla luce del quadro normativo introdotto dal nuovo codice dei contratti pubblici (artt. 83, comma 9, e 95, comma 10, del d.lgs. n. 50/2016). Pertanto, facendo tesoro dei citati approdi giurisprudenziali, vanno formulate le seguenti decisive osservazioni: i) per le gare indette sotto l’egida del nuovo codice dei contratti pubblici (come quella che qui viene in rilievo), non sono più rinvenibili le condizioni perché possa darsi ingresso al soccorso istruttorio nell’ipotesi di omessa indicazione degli oneri di sicurezza aziendali e/o dei costi della manodopera: ciò, in quanto il nuovo codice ha definitivamente rimosso ogni possibile residua incertezza sulla sussistenza di tale obbligo di indicazione, esprimendosi in maniera chiara ed univoca sulla necessaria quantificazione dei suddetti oneri e costi già in sede di predisposizione dell’offerta economica. Più in generale, va evidenziato che il nuovo codice non ammette comunque che il soccorso istruttorio possa essere utilizzato per sanare mancanze, incompletezze e/o irregolarità essenziali relative all’offerta economica (in tal senso – e in modo espresso – l’articolo 83, comma 9, cit.), laddove l’omessa indicazione degli oneri di sicurezza e/o dei costi della manodopera incide sicuramente su elementi essenziali dell’offerta economica, rappresentati nello specifico dagli importi destinati dalla singola impresa alla salvaguardia delle condizioni di sicurezza sul lavoro ed al soddisfacimento del diritto all’equa retribuzione costituzionalmente garantito; ii) le argomentazioni della ricorrente vanno disattese, fondandosi su un orientamento maturato nel regime previgente, consacrato nella citata sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 19/2016, che ha espressamente limitato la valenza del principio del soccorso istruttorio in tema di oneri di sicurezza alle sole gare soggette alla disciplina del d.lgs. n. 163/2006, escludendovi quelle indette nella vigenza del nuovo codice dei contratti pubblici. Neppure giova invocare la pronuncia della Corte di Giustizia UE C-140/16 del 10 novembre 2016, trattandosi anche in tal caso di decisione emessa nei riguardi della normativa previgente ed in relazione alla direttiva abrogata 2004/18/CE. Difatti, in relazione al regime antecedente, la Corte di Giustizia ha ritenuto contrastante con il principio della parità di trattamento e con l’obbligo di trasparenza l’esclusione per omessa separata indicazione nell’offerta dei costi aziendali per la sicurezza, esclusione che fosse il portato di un’interpretazione giurisprudenziale e non fosse frutto della carenza di una condizione di partecipazione che risultava espressamente contemplata nei documenti di gara o nella stessa normativa nazionale. Viceversa, con l’entrata in vigore del d.lgs. n. 50/2016 è stata superata ogni incertezza interpretativa, nel senso sopra illustrato dell’inderogabilità dell’obbligo derivante dall’art. 95, comma 10, con la conseguenza che in presenza di una così esplicita disposizione di legge, è del tutto irrilevante che né la lex specialis di gara né il modello di offerta economica predisposto dalla stazione appaltante abbiano previsto la dichiarazione separata di tali oneri, discendendo direttamente ed inequivocabilmente dalla legge l’obbligo di effettuare la dichiarazione stessa. Peraltro, occorre aggiungere, è proprio il quid novi contenuto nella disciplina dettata sul punto dalla citata disposizione, che ha inteso porre fine, una volta per tutte, ai ben noti contrasti insorti nella vigenza del preesistente assetto legislativo, fermo restando che non emergono allo stato profili di incompatibilità fra il nuovo quadro normativo di diritto interno (che impone, ora in modo tassativo, l’indicazione nell’offerta economica degli oneri e dei costi in questione) ed il pertinente paradigma normativo eurounitario; iii) la nuova disciplina fissa un obbligo legale inderogabile a carico dei partecipanti alla gara pubblica, cosicché resta ininfluente che gli atti della procedura non dispongano espressamente al riguardo, operando piuttosto il meccanismo dell’eterointegrazione con l’obbligo discendente dalla norma primaria (sulla vigenza del principio di eterointegrazione legale del bando di gara ex art. 1339 c.c., cfr. da ultimo anche A.P. n. 19/2016 cit.). Non si ravvisa nemmeno in questo caso un palese contrasto fra il principio di eterointegrazione in parola ed i principi europei di certezza giuridica e di massima concorrenza, dal momento che tutti gli operatori economici devono ritenersi soggetti non solo alle prescrizioni della disciplina di gara ma anche all’osservanza degli ineludibili obblighi di legge, proprio al fine di assicurare effettiva attuazione ai principi europei di cui sopra”.

 

Il caso.

La questione si riassume brevemente nell’azione per danni intrapresa dall’aggiudicatario di un immobile pignorato che, dopo il decreto di trasferimento, scopre – non risultava nella c.t.u. di stima, benché vi fosse specifico quesito del G.Es - che l’immobile era stato realizzato in assenza di provvedimento amministrativo e, pertanto, era costretto a sostenere i costi del condono.

Il Tribunale di Velletri, ritenendo sussistere la responsabilità tanto del C.t.u., quanto del Delegato alla vendita, li condannava entrambi al risarcimento dei danni in favore dell’aggiudicatario.

Assenza di responsabilità del delegato alla vendita.

La Corte di Appello di Roma, 2° Sezione civile, con la sentenza n. 3788/2918 ha ritenuto, contrariamente a quanto deciso dal Tribunale, non sussistere alcuna responsabilità del Delegato alla vendita, in quanto questi interviene, su nomina del giudice dell’esecuzione, in un preciso momento della procedura espropriativa ed esattamente dopo che il perito ha provveduto alla identificazione dell’immobile ed ai richiesti accertamenti urbanistico-edilizi come disposti dal giudice stesso.

La Corte d’Appello ritiene, quindi, che da quanto sopra osservato ne consegue la terzietà e l’estraneità del delegato alla vendita rispetto alla fase preliminare della procedura di vendita di stima e agli accertamenti urbanistici svolti dal perito.

Non è demandato al delegato il controllo in ordine alla esattezza né dei dati catastali, né della conformità urbanistico edilizio, accertamento questo, attribuito esclusivamente al consulente tecnico, all’uopo incaricato e verificato dal giudice dell’esecuzione. Tale controllo deve precedere e non seguire l’ordinanza di delega delle operazioni di vendita.

Gli adempimenti non correttamente adempiuti non sono in alcun modo di competenza del delegato alla vendita, estraneo ai rapporti tra il giudice dell’esecuzione e il perito da quest’ultimo nominato.

 

 

Sottocategorie

LO STUDIO

Lo studio nasce a Lanciano nel 1987 dall’iniziativa dell’Avv. Camillo La Morgia ed oggi riunisce professionisti con differenti background e competenze consolidate in una varietà di settori del diritto.

Le metodologie di lavoro adottate dallo Studio si caratterizzano per un approccio fortemente focalizzato su specifiche aree di attività che consente di fornire assistenza e consulenza legale.

La capacità organizzativa e il livello di esperienze consentono allo Studio di gestire anche operazioni complesse, garantendo sempre un lavoro accurato e un saldo rapporto fiduciario tra il singolo professionista e il cliente.

Professionisti

AVVOCATO FONDATORE
CAMILLO LA MORGIA

AVVOCATO
SUPERIA SILVANA BUTERA

AVVOCATO
ANGELA GIANCRISTOFARO

AVVOCATO
FRANCESCO GIANCRISTOFARO

AVVOCATO
MARIO LA MORGIA

AVVOCATO ECCLESIASTICO
MARIACONCETTA LA MORGIA

PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
LICIA FANTINI

Contatti

fb

 

Contattaci ai seguenti recapiti


Via per Fossacesia n. 38 - 66034 LANCIANO

Via Vetere n. 7 - 20123 MILANO


0872 71 07 70

 
328 7010222 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Privacy Policy

Il presente sito utilizza i "cookie" per il suo funzionamento e per facilitarne la navigazione.