News

 MARCHIO LA MORGIA

 

Il Tribunale di Milano, con provvedimento n. 18326 del 2018, ha affrontato uno dei primi casi in tema di recesso conseguente alla lunghissima durata della società.

La vicenda trae origine dal recesso esercitato da una Srl, socia di una SpA, legittimato dalla durata di quest’ultima, costituita nel 1995 con vita sociale fissata fino al 2100.

Nel sopra citato provvedimento, il Tribunale ha sostenuto che prevedere una durata in un arco temporale «tale da oltrepassare qualsiasi orizzonte previsionale», legittima il socio a recedere, dal momento che tale durata configurerebbe la fattispecie di società contratta a tempo indeterminato.

Da quanto sopra, discende che ai soci spetta il diritto di recedere dando un preavviso di 180 giorni se lo statuto non prevede un termine maggiore, il quale comunque non può essere superiore ad un anno.

 

 

Il Consiglio Notarile di Firenze, con la massima n. 53 del 2015, ha previsto la legittimità di una prassi ormai consolidata degli ultimi anni, ossia quella del recesso “consensuale” di un socio di S.r.l. nel caso in cui non vi siano cause legali o convenzionali che diano diritto all’esercizio del recesso.

Infatti, ai sensi della sopra citata massima, i soci di S.r.l., con delibera all’unanimità, possono consentire la liquidazione delle quote di un socio mediante denaro o beni sociali.

La necessità del consenso unanime è dovuta alla necessità di rispettare il principio di parità di trattamento fra soci che la fattispecie determina, e quindi dalla necessità di rinunziarvi preventivamente.  Nella circostanza, infatti, ad un socio è concesso disinvestire, anche a spese del patrimonio sociale; gli altri non godono di ugual diritto. 

Il Consiglio Notarile, inoltre, osserva che il socio recedente può essere rimborsato con le modalità previste dall’art. 2473 c.c., ossia mediante l’utilizzo di riserve disponibili o, in mancanza, con riduzione del capitale sociale, nel caso in cui non vi siano altri soci o terzi estranei alla compagine sociale disponibili all’acquisto delle quote del socio recedente.

A tal proposito, però, è necessario precisare che, se si riduce il capitale e i creditori si oppongono alla riduzione, la società non viene messa in liquidazione e, pertanto, non si potrà procedere con il rimborso del recedente, che dovrà rimanere all'interno compagine sociale.

 

 

 

Lo Studio, che ha assistito una primaria compagnia di trasporto marittimo di passeggeri nell’Adriatico in una causa di risarcimento danni, ha ottenuto un’interessante sentenza dal Tribunale di Lanciano in materia di notifica di integrazione della domanda.

La pronuncia trae origine dall’accoglimento dell’eccezione di nullità dell’atto di citazione ai sensi degli artt. 163, comma 3, n. 4, e 164, comma 4 con conseguente ordine da parte del Giudice alla parte attrice di procedere all’integrazione della domanda nel termine di trenta giorni, ai sensi dell’art. 164, comma 5, c.p.c. 

Tuttavia, parte attrice ha depositato telematicamente “atto di citazione in rinnovazione”, come notificato alla parte convenuta personalmente.

Ebbene, i difensori della compagnia navale, a tal proposito, hanno rilevato come l’attrice avesse disatteso il provvedimento del giudice, effettuando la notifica di “atto di citazione in rinnovazione” in luogo della ordinata integrazione della domanda già proposta ed hanno evidenziato che detta integrazione, in quanto atto endoprocedimentale, sarebbe dovuta avvenire ai sensi dell’art. 170 c.p.c., dunque al procuratore costituito entro il termine perentorio fissato dal giudice ai sensi dell’art. 164, comma 5, c.p.c. 

Il Tribunale di Lanciano ha accolto anche la predetta eccezione, dichiarando la nullità della domanda della domanda e la sua improcedibiità, dal momento che “al riguardo, si rileva che, l’art. 164, comma 5, c.p.c., nel caso di rilevata nullità della citazione perché mancante dell’esposizione dei fatti di cui all’art. 163, comma 3, n. 4, c.p.c., prevede che il giudice fissa all’attore un termine perentorio per rinnovare la citazione o, se il convenuto si è costituito, per integrare la domanda. Sicché, come disposto dal giudice con la richiamata ordinanza del (…), parte attrice, stante l’avvenuta costituzione in giudizio della parte convenuta, avrebbe dovuto provvedere all’integrazione della domanda originariamente proposta, entro il termine perentorio indicato nel provvedimento giudiziale e nelle forme previste dall’art. 170, comma 1, c.p.c., in forza del quale, successivamente alla costituzione in giudizio, tutte le notificazioni e le comunicazioni si fanno al procuratore costituito salvo che la legge disponga altrimenti. Ciò in forza del principio generale, sotteso alla norma processuale da ultimo citata, per effetto del quale il procuratore costituito diviene l’unico soggetto destinatario degli atti del processo. Né, come evidenziato da condivisibile giurisprudenza di merito (Trib. Napoli, 14 maggio 2010), può ipotizzarsi una sanatoria della ravvisata nullità della citazione ex art. 164, comma 4, c.p.c. per raggiungimento dello scopo, atteso che il fine della disciplina processuale è quello di far sì che sia il procuratore, in quanto legittimato ad azionare gli strumenti processuali, e non la parte personalmente ad essere reso edotto di quanto eseguito dalla parte onerata in ottemperanza dell’ordine di integrazione della domanda.”

E continua il Tribunale, in merito alle conseguenze giuridiche di quanto sopra osservato, “stato chiarito che non può pervenirsi ad una declaratoria di estinzione del giudizio per inattività delle parti, in quanto espressamente prevista dall’art. 307, comma 3, c.p.c. soltanto per la diversa ipotesi di mancata rinnovazione della citazione entro il termine perentorio fissato dal giudice. 
Sicché, stante la mancanza di un’espressa previsione normativa che disciplini gli effetti della condotta processuale in discorso, si è ritenuto che il giudice debba, con sentenza, dichiarare la nullità ed improcedibilità della domanda proposta (e non integrata nelle dovute forme), dal momento che il convenuto, costituendosi, ha reso attuale il proprio diritto alla decisione. 
Nel caso di specie, all’applicazione delle coordinate interpretative che precedono consegue la declaratoria di nullità ed improcedibilità della domanda proposta dalla parte attrice.”

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 19302 del 19 luglio 2019, riformando la sentenza della Corte d’Appello, ha dichiarato legittimo il licenziamento conseguente al calo dei profitti dell’azienda, qualora nel corso della controversia sia provato il nesso causale tra la predetta motivazione e il licenziamento.

Tale decisione si pone in linea con l’orientamento della giurisprudenza di legittimità che, a partire dal 2016, ha riconosciuto che il giustificato motivo oggettivo si sostanzia in ogni modifica della struttura organizzativa dell'impresa che abbia quale suo effetto la soppressione di una determinata posizione lavorativa, indipendentemente dall'obiettivo perseguito dall'imprenditore, sia esso, cioè, una migliore efficienza, un incremento della produttività - e quindi del profitto - ovvero la necessità di far fronte a situazioni economiche sfavorevoli o a spese straordinarie. 

In particolare, secondo la Corte di Cassazione, il controllo in sede giudiziale della sussitenza del giustificato motivo si sostanzia: “- in primo luogo, nella verifica della effettività e non pretestuosità della ragione obiettiva, per come dichiarata dall'imprenditore (sicchè ove lo stesso datare di lavoro abbia motivato il licenziamento sulla base di situazioni sfavorevoli o spese straordinarie la mancanza di prova delle medesime produce la illegittimità del licenziamento non già perchè non integranti in astratto il giustificato motivo obiettivo ma perchè in concreto si accerta che il motivo dichiarato non sussiste ed è pretestuoso; cfr. Cass. Civ. sez. lav. 15.2.2017 n. 4015); -di poi, del nesso causale tra la ragione accertata e la soppressione della posizione lavorativa (in termini di riferibilità e coerenza del recesso rispetto alla riorganizzazione).”

Il tema riguardante il diritto di controllo del socio non amministratore nelle S.r.l. ha sempre creato in dottrina ed in giurisprudenza posizioni contrastanti.
In particolare, il predetto diritto in capo ai soci non amministratori si fonda sull’art. 2476, c. 2, c.c. a mente del quale “I soci che non partecipano all'amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all'amministrazione.”

Sul punto, la Corte di Cassazione (sent. n. 47307/2016) ci ricorda che il diritto di questione certamente non si attenua nel caso in cui la società sia dotata di un organo di controllo interno, ma anzi afferma che a ciascun socio spetta il potere di controllare l’operato degli amministratori e che, ai sensi dell’art. 2476 c.c., l'azione di responsabilità contro gli amministratori può essere promossa da ciascun socio, il quale può altresì chiedere, in caso di gravi irregolarità nella gestione della società, che sia adottato provvedimento cautelare di revoca degli amministratori medesimi. 

La giurisprudenza di merito, inoltre, ha delineato le modalità di accesso del socio alla documentazione societaria, stabilendo che il diritto previsto dall’art. 2476, c. 2, c.c. può essere esercitato mediante un professionista di fiducia, senza oneri a carico della società, nei luoghi in cui è custodita la documentazione e, ove richiesto, previa sottoscrizione di un accordo di non divulgazione dei dati ivi contenuti. 

Sottocategorie

LO STUDIO

Lo studio nasce a Lanciano nel 1987 dall’iniziativa dell’Avv. Camillo La Morgia ed oggi riunisce professionisti con differenti background e competenze consolidate in una varietà di settori del diritto.

Le metodologie di lavoro adottate dallo Studio si caratterizzano per un approccio fortemente focalizzato su specifiche aree di attività che consente di fornire assistenza e consulenza legale.

La capacità organizzativa e il livello di esperienze consentono allo Studio di gestire anche operazioni complesse, garantendo sempre un lavoro accurato e un saldo rapporto fiduciario tra il singolo professionista e il cliente.

Professionisti

AVVOCATO FONDATORE
CAMILLO LA MORGIA

AVVOCATO
SUPERIA SILVANA BUTERA

AVVOCATO
ANGELA GIANCRISTOFARO

AVVOCATO
FRANCESCO GIANCRISTOFARO

AVVOCATO
MARIO LA MORGIA

AVVOCATO ECCLESIASTICO
MARIACONCETTA LA MORGIA

PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA
LICIA FANTINI

Contatti

fb

 

Contattaci ai seguenti recapiti


Via per Fossacesia n. 38 - 66034 LANCIANO

Via Vetere n. 7 - 20123 MILANO


0872 71 07 70

 
328 7010222 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Privacy Policy

Il presente sito utilizza i "cookie" per il suo funzionamento e per facilitarne la navigazione.